CREDO

Questo nuovo articolo nasce da una piccola discussione avuta con un amico. Lui è uno di quelli che se ha un impegno non lo molla anche se preferirebbe fare altro e questo, non fraintendete, gli fa assolutamente onore ma apre nella mia mente alcuni interrogativi ed alcune riflessioni dettate anche e soprattutto dalla mia esperienza personale, del resto siamo tutti figli delle nostre esperienze e quasi tutti i nostri ragionamenti sono filtrati attraverso esse.

Questo mio amico ha deciso di saltare una cena perchè ha allenamento. Se avete letto qualche articolo di questo blog o se mi conoscete un minimo saprete quanto l’allenamento sia importante per me e soprattutto saprete che tutti i giorni faccio qualcosa, qualcuno di voi saprà anche come negli anni scorsi abbia messo questo davanti a tutto ma soprattutto davanti ai rapporti con le altre persone; ero assolutamente solo, alla ricerca delle emozioni uniche che provavo praticando sport e non mi interessava nient’altro, chiunque non riusciva a capirmi o comunque a sopportarmi per questo motivo veniva semplicemente escluso dalla mia vita. Poco a poco però mi sono accorto di una grande verità, quella sulla quale ho riflettuto oggi dopo la discussione con il mio amico: viviamo sì di emozioni, viviamo sì per provare emozioni sempre più forti e rimango comunque della mia idea che chi non ha una passione, un sogno o comunque qualcosa che lo emozioni non stia vivendo ma penso che queste emozioni vadano condivise con qualcuno. Non è forse un’emozione stessa il poter condividere delle emozioni con qualcuno? Sono arrivato al punto che tante cose nella mia vita non hanno senso se non posso condividere con qualcuno la gioia che provo quando le faccio. A fronte di questo ho capito quanto sia importante trovare un compromesso tra quello che mi piace fare e con chi mi piace condividerlo, è l’unico modo per sentirmi completo. Non c’è vittoria così bella da poter essere festeggiata da solo, Churchill non me ne vorrà se riadatterò una sua celebre frase al mio caso sostituendo l’alcool con le persone che ho accanto: “Ah! Le persone accanto a me; nella sconfitta ne ho bisogno per essere consolato, nella vittoria ne ho bisogno per festeggiare”.

 

A. Comai

 

Vi lascio con uno stralcio dei discorsi più significativi di uno dei miei film preferiti: RADIOFRECCIA.

Buonanotte, qui è Radio Raptus e io sono Benassi… Ivan. Forse lì c’è qualcuno che non dorme, be’ comunque che ci siate oppure no, io c’ho una cosa da dire. Oggi ho avuto una discussione con un mio amico; lui… lui è uno di quelli bravi, bravi a credere a quello in cui gli dicono di credere. Lui dice che se uno non crede in certe cose non crede in niente. Be’ non è vero, anch’io credo: credo nelle rovesciate di Bonimba, e nei riff di Keith Richards, credo al doppio suono di campanello del padrone di casa che vuole l’affitto ogni primo del mese, credo che ognuno di noi si meriterebbe di avere una madre e un padre che siano decenti con lui almeno finché non si sta in piedi.
Credo che un’Inter come quella di Corso, Mazzola e Suarez non ci sarà mai più, ma non è detto che non ce ne saranno altre belle in maniera diversa.
Credo che non sia tutto qua, però prima di credere in qualcos’altro bisogna fare i conti con quello che c’è qua, e allora mi sa che crederò prima o poi in qualche Dio.
Credo che se mai avrò una famiglia sarà dura tirare avanti con trecento mila al mese, però credo anche che se non leccherò culi come fa il mio caporeparto difficilmente cambieranno le cose, credo che c’ho un buco grosso dentro, ma anche che il rock n’ roll, qualche amichetta, il calcio, qualche soddisfazione sul lavoro, le stronzate con gli amici ogni tanto questo buco me lo riempiono.
Credo che la voglia di scappare da un paese con ventimila abitanti vuol dire che hai voglia di scappare da te stesso, e credo che da te non ci scappi neanche se sei Eddy Merckx.
Credo che non è giusto giudicare la vita degli altri, perché comunque non puoi sapere proprio un cazzo della vita degli altri. Credo che per credere, certi momenti ti serve molta energia. Ecco, allora vedete un po’ di ricaricare le vostre scorte con questo…

NON C’è SCONFITTA NEL CUORE DI CHI LOTTA

 

…e non c’è più alcuna lotta nel cuore di chi ormai è sconfitto.

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E’ questo l’incipit del mio nuovo articolo, incipit dettato senza dubbio dalla situazione in cui mi trovo in questo momento ma in qualche modo riassuntivo, comunque, di questo 2016 ormai agli sgoccioli.

Come da tradizione, arrivata la vigilia di Natale, tiro le somme dell’anno che sta passando non perchè creda che le cose possano cambiare radicalmente tra il 31 Dicembre e il 1 Gennaio: siamo sempre le medesime persone con il medesimo carattere, pregi e difetti. Comunque la si voglia vedere, però, l’ultimo dell’anno è la chiusura di un ciclo, tra qualche giorno abbandoneremo il 6 alla fine della data per mettere il 7 per altri 365 giorni e questo instilla nelle persone tante speranze e molti propositi che svaniranno nel giro di poco tempo nella maggior parte dei casi. Personalmente scandisco la mia vita in anni per fare il riassunto di un blocco di essa e confrontarlo con il blocco precedente per capire cosa effettivamente sia cambiato, credo sia un passaggio fondamentale nel miglioramento (o peggioramento, a seconda degli obiettivi personali) di un individuo.

Riprendiamo quindi come spunto il titolo… NON C’è SCONFITTA NEL CUORE DI CHI LOTTA: perchè questa frase può in qualche modo riassumere il mio anno?

Avevo tre obiettivi, tre sogni all’inizio del 2016 e sono orgoglioso di dirvi che sono riuscito, non solo per meriti miei, a renderli realtà; ovviamente c’è sempre una componente di fortuna che accompagna le cose della vita ma del resto un vecchio detto dice che la fortuna aiuta gli audaci. Non sono ancora pronto a parlarvi apertamente di quali fossero questi tre sogni, qualcuno di voi già li conosce, qualcun altro ha contribuito a renderli realtà, altri non hanno la più pallida idea di cosa stia parlando ma non importa, il punto focale del mio discorso è che bisogna lottare sempre, credere sempre in qualcosa e avere un sogno da realizzare. La mia prospettiva per il 2017  è di rafforzare le basi su cui ho fondato e realizzato questi miei obiettivi, renderli duraturi. Purtroppo a volte cadiamo, sbagliamo, sbandiamo e dobbiamo trovare il modo di rialzarci, correggere i nostri errori, rientrare sulla giusta strada ma se dai nostri sbagli riusciamo a trarre il giusto insegnamento non saranno sbagli fine a se stessi, ci consentiranno di migliorare per noi e per le persone che abbiamo accanto che su di noi fanno affidamento.

Ringrazio di cuore chi mi ha aiutato, sostenuto e rimproverato, chi si è arrabbiato con me e chi mi ha spronato… credo che tutti voi che leggerete queste righe abbiate avuto un piccolo ruolo (anche inconsapevolmente) nel mio 2016 quindi GRAZIE, se fossi da solo non sarei nulla. E infine grazie a te, che sai sopportarmi, che mi fai sentire migliore, che mi rendi migliore.

 

 

A. Comai

 

“La bicicletta insegna cos’è la fatica, cosa significa salire e scendere, non solo dalle montagne, ma anche nelle fortune e nei dispiaceri, insegna a vivere. Il ciclismo è un lungo viaggio alla ricerca di se stessi”

QUELLO CHE HO IMPARATO

Siamo agli sgoccioli di questa stagione, la prima seria per me nella multidisciplina. Non perdo tempo per raccontare quanto mi sia piaciuta, del resto devi per forza amare questo sport altrimenti non dureresti una settimana.

Voglio soffermarmi però su quello che più mi ha sorpreso in questi mesi, la grande lezione della quale ho fatto tesoro: accettare che qualcuno ti batta. Forse per molti di voi non è una grande scoperta ma per me, che vengo dal calcio, è qualcosa di estremamente nuovo. Non significa arrendersi e non lottare, significa accettare la superiorità di qualcuno consapevole di aver dato tutto quello che potevi dare. Nel calcio non è così, ho sempre vissuto la rivalità con avversari e compagni in maniera molto accesa rendendo le partite sempre nervose, questo succedeva perchè il risultato di una partita dipendeva da fattori che non potevo controllare e la cosa mi rendeva rabbioso, alla fine di ogni partita ci sono sempre un sacco di “se” e un sacco di “ma”.

Ora è tutto diverso: quando in fondo al rettilineo di arrivo vedi quell’arco colorato con il cronometro appeso tutta la fatica svanisce e quando finalmente arrivi e sei consapevole che di più non potevi fare non resta che complimentarti con chi è arrivato prima di te, anche se si spera siano sempre il meno possibile, magari nessuno! L’unico fattore che determina l’andamento della tua gara sei tu (forature e guasti meccanici a parte), non ci sono “se”, non ci sono “ma”, sei sempre tu contro te stesso e questo è estremamente stimolante. Se qualcuno ti batte è semplicemente perchè quel giorno era più forte, è un dato di fatto e come tale va accettato senza recriminazioni.

Per me è questo quello che rende grandioso questo sport, teoricamente si è tutti avversari ma non ricordo di aver visto una lite, la rivalità finisce col finire della gara e ricomincia alla gara seguente sempre con estrema correttezza e lealtà. Tutto questo nel calcio non esiste, l’ho vissuto per 20 anni e non è mai stato così, addirittura non esultavo quando un mio compagno diretto concorrente nella classifica marcatori segnava. Forse ho sbagliato io in tutti questi anni ma è certo che la rivalità in questo sport è qualcosa di malato, rovinato da allenatori, tifosi e giocatori.

Ho imparato di più in un anno di triathlon che in venti di pallone, vorrà pur dire qualcosa!

 

un abbraccio a chiunque leggerà queste poche parole.

 

 

– A. Comai

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TRAPANIMAN 2016

Eccomi di nuovo qui a scrivere dopo un periodo di silenzio, sarà che ho comprato la muta. Freddure a parte scrivo per raccontarvi del Triathlon Sprint di San Vito lo Capo, gara che si affianca al ben più difficile TRAPANIMAN 113.

Come è ormai consuetudine non sono contento della mia preparazione in vista di questo appuntamento anche se, una settimana prima, colgo a Cremona un primo posto di categoria al Duathlon del Torrazzo che mi lascia ben sperare e mi carica psicologicamente. A tal proposito apro una piccola parentesi per complimentarmi con Luca Ronchi, amico e compagno di squadra, che vince anch’egli la propria categoria a Cremona e bisserà il successo arrivando primo al Duathlon di Stagno Lombardo la settimana successiva.

Pronti, via! è venerdì mattina e mi accingo a prendere l’aereo che mi porterà a Trapani, una valigia è utilizzata solamente per l’occorrente per la gara e pesa anche molto di più dei canonici 15kg, ma non mi scoraggio e arrivo a destinazione in perfetto orario. Sfrutto i primi due giorni per riposare e visitare Palermo e altri luoghi veramente fantastici.

Dentro di me mi ero ripromesso di tenere una condotta alimentare impeccabile almeno i giorni antecedenti la gara nonostante i luoghi in cui mi trovavo non aiutassero il mio scopo, infatti già dopo poche ore mi ritrovo con un cannolo in mano. Alla fine del primo giorno, in particolare alla fine della prima cena, inizio a capire il vero spirito e il vero senso di una gara a San Vito e più in generale in Sicilia: VACANZA. La gara è solo un pretesto, un’occasione per conoscere persone e fare amicizia, quello che conta è il contorno, quello che conta sono le persone con cui mi trovo in quel momento; abbandono quindi ogni speranza di preparare la gara da sportivo serio e mi lascio andare all’aria festaiola del luogo e della mia compagnia.

RACE DAY: sveglia prestissimo. Sono abituato a conoscere orari di apertura/chiusura zona cambio e partenza con precisione maniacale fin dalla settimana prima della gara, qui non si sapeva nulla fino alla mattina stessa ma è anche questo un elemento imprescindibile di una gara in Sicilia, se non lo accetti non ne puoi fare parte. Come dicevo quindi, sveglia prestissimo, verso le 6, porto la bici e l’occorrente per la frazione di corsa in ZC. Il tempo non è dei migliori e sono teso per la frazione di nuoto, una delle prime per me in acque libere e così mosse; torno in camera dove infilo la muta e scopro di non avere le ciabatte, dovrò usare quelle della mia ragazza che mi scatterà foto alle spalle per documentare il tutto. Nonostante lo spirito da “scampagnata” che si respira sono estremamente concentrato sulla gara e in men che non si dica mi ritrovo in mezzo al gruppo a combattere contro le onde, scopriremo solo a fine a gara che invece che 750m la frazione di nuoto era da circa 1100m; esco dall’acqua attardato a causa di alcuni crampi ma soprattutto della poca esperienza e sbatto il piede contro la passerella che mi porterà in zona cambio. Il mio alluce sanguina copiosamente e avverto un forte dolore ma non posso fermarmi, salgo in bici e, anche se non riesco a godermi a pieno questa frazione dò il meglio per recuperare le posizioni perse nel nuoto. Il dolore continua ma riesco a concludere la frazione bike in maniera discreta, la corsa invece è una vera e propria tortura e la mia scarpa destra è ormai inondata di sangue ma, finalmente, il traguardo arriva. Concludo 26esimo assoluto e ottengo, in maniera insperata, il successo nella mia categoria.

Ringrazio tutti i miei compagni di avventura, sono felice di avere condiviso con voi questa bellissima esperienza e non vedo l’ora di ripeterla.

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A. Comai

SETTE GIORNI

Oggi questo blog compie una settimana. Sette giorni in cui non ho ancora deciso se pubblicizzare attraverso i social quello che scrivo o lasciare che siano gli altri a trovarmi. Sette giorni in cui, per la verità, ho pensato se continuare a scrivere oppure no. Sette giorni in cui mi sono allenato poco e male nonostante la gara di domani. Sette giorni in cui ho capito quanto la componente mentale sia importante anche in quelle cose che ci sembrano prettamente fisiche… avete presente quella frase che recita “se vuoi, puoi”, credo non ci sia nulla di più vero; qualunque sia il tuo obiettivo il primo passo è crederci, sempre.

La dose di qualunquismo giornaliera è servita, ecco l’argomento di oggi: L’approccio mentale.

Argomento difficilissimo, non sono né uno psicologo né, tanto meno, un esperto in materia, ma posso raccontarvi la mia esperienza e posso tranquillamente affermare che il sacrificio, sia mentale sia fisico, è un elemento imprescindibile per qualsivoglia disciplina.

Volere qualcosa è nella natura umana, impegnarsi per averla no. Riprendo per un attimo la frase che ho citato prima:

“SE VUOI, PUOI”

quante volte ce la siamo ripetuta, quante volte ci abbiamo creduto, quante volte ce l’hanno detta, quante volte abbiamo pensato che realmente basta volere una cosa per ottenerla? Credo tutti i giorni. Ora vi chiedo e mi chiedo: quante volte abbiamo realmente capito cosa si cela dietro queste tre parole?

Credo di avere fatto un grosso passo avanti nell’interpretazione di questa frase, probabilmente non sarò giunto alla verità assoluta ma sono convinto di avere capito molto di più di quanto non lo abbia fatto un’ipotetica media di soggetti presi a caso. Ora, il pensiero comune, del popolino, è molto molto semplice: mi metto in testa di volere scalare l’Everest e il giorno dopo lo scalo, solo perchè lo voglio, non mi interessa l’allenamento tanto io lo voglio. Tra voi starete pensando “che scoperta, è ovvio che non è possibile” ma vi sfido a poter affermare di non avere mai provato a fare una cosa di cui non sapevate nulla solo perchè vi eravate messi in testa che lo volevate.

 

 

 

 

Non è un errore di formattazione, ho lasciato volutamente questo spazio per darvi modo di provare a pensare a quanto sopra, ora che avete trovato un vostro personalissimo esempio avrete capito, come capii io a mio tempo, che questo non è volere ma uno stupido capriccio spinto dalla smania di ottenere qualcosa subito. Tutti vogliamo salire in cima all’Everest ma sono certo che se analizzassimo più profondamente la situazione nessuno sarebbe contento di trovarsi sulla cima senza aver faticato; la domanda a questo punto non è se vogliamo o meno arrivare in cima al nostro Everest ma piuttosto cosa siamo disposti a fare per raggiungerlo. E’ molto difficile impegnarsi ogni giorno per qualcosa che appare quasi un miraggio, serve tanta forza, tanta costanza, ma sopratutto tanta passione. Vedo così tante persone fluttuare per inerzia verso qualcosa che non vogliono, verso qualcosa che qualcun altro ha scelto per loro e allora mi chiedo perchè queste persone non coltivino un sogno loro. Come ho scritto nella presentazione di questo blog sognare è indispensabile, anche se nel sogno và intravista la realtà.

Trovate la vostra passione, il vostro sogno, qualcosa per cui valga la pena lottare e impegnatevi per ottenere tutto, non accontentatevi mai. Non permettete alle altre persone di scegliere per voi ma sopratutto non permettete mai alle altre persone di sminuire quello in cui credete, fatevi consigliare ma non assoggettatevi mai alle opinioni altrui, nessuno conosce il segreto della felicità, ognuno di noi ottiene la propria secondo le sue personalissime modalità.

 

A. Comai

 

 

 

 

NON SONO UN ATLETA

NON NASCO TRIATLETA, anzi, non nasco nemmeno atleta! A 6 anni comincio a praticare calcio come la maggior parte dei bambini della mia età. Questo sport mi appassiona e lo pratico fino a 23 anni togliendomi piccole soddisfazioni e giocando a buoni livelli ma odio che la mia prestazione debba dipendere da quella di altre dieci persone così, poco a poco, me ne allontano.

Nel corso della mia adolescenza coltivo svariate passioni: il calcio appunto, dai go-kart alla musica, passando per allenamenti estenuanti in palestra, le discoteche e lo studio che và così così. In tutto questo non riesco a trovare qualcosa che mi identifichi, non sono ancora abbastanza maturo per trovare il filo conduttore al quale tutti questi hobby così lontani tra loro si riconducono; col passare degli anni però trovo la risposta che cercavo: SUPERARE IL LIMITE. Ai più potrebbe sembrare una sciocchezza, il capriccio di un ragazzino, in realtà credo ci sia qualcosa di estremamente filosofico in tutto questo.

Trovo nell’atletica un ulteriore modo per misurarmi con me stesso, ma mi avvicino ad essa quasi per scherzo. Comincio col fare alcune gare di corsa con amici, al termine di ognuna di esse avverto una fortissima sensazione di benessere, più mentale che fisico. Per la verità non sono (o non ero) propriamente lo stereotipo dell’atleta, ma questo lo avevate già capito dal titolo di questo articolo: vita sregolata, sigarette a non finire, qualche buona birretta ogni tanto e pasti non del tutto salutari facevano di me tutto fuorché uno sportivo. Alcuni amici quando mi vedono mi ricordano che durante la preparazione atletica estiva per il calcio amavo nascondermi dietro i cespugli pur di saltare qualche giro di campo, altri mi ricordano che le uniche maratone che facevo erano quelle ai banconi dei bar!

Cosa è cambiato quindi in questi anni? Non esiste una risposta precisa, posso però raccontarvi un simpatico aneddoto che narro a tutti quei miei amici che parlano ancora di cespugli, sigarette e serate da incorniciare, dovrei aprire un blog anche su queste ultime effettivamente… ma questa è un’altra storia.

 

Quando: Natale 2012; Dove: in macchina; Con Chi: la mia ex morosa.

Parlando del più e del meno e di quanto avessi mangiato in quei giorni ai vari pranzi parentali lei se ne esce con una frase del tipo: “ti vedo che stai ingrassando, sembri anche meno attraente, dovresti riprendere a fare sport”. Il messaggio era chiarissimo e il mio orgoglio estremamente ferito. In quel periodo avevo completamente mollato il calcio per dedicarmi esclusivamente a playstation e uscite con amici. La sera stessa uscii di casa a mezzanotte per abbozzare un ridicolissimo tentativo di corsa, non avevo con me alcuno strumento per la misurazione della velocità ma la mia stima di una media ampiamente al di sopra di 6’30″/km per un totale di circa 2,5 km credo sia abbastanza veritiera.

Da quel momento iniziò una vera e propria ossessione per lo sport, ogni volta che uscivo a correre dovevo battermi, avevo un fuoco dentro e l’unico modo per spegnerlo era correre, correre, correre. Quello che provavo al termine di ogni sessione di allenamento o gara era impagabile, il mio cervello raccoglieva migliaia di informazioni e migliaia di sensazioni, passavo ore e ore a leggere tabelle di allenamento e guardare video per poi mettere in pratica. Tutto questo non bastava più, avevo bisogno di altro, avevo bisogno di qualcosa che mettesse a dura prova il mio fisico e la mia mente. E’ così che a fine 2014, dopo aver rotto con la morosa perchè praticavo troppo sport (il colmo eh?), iniziai a dedicarmi e ad allenarmi in tre diversi sport: nuoto, bici, corsa.

Solo ora, nel 2016, ho deciso di fare parte di una vera e propria squadra di triathlon. Non ambisco alla vittoria sugli altri, anche se essa è estremamente piacevole; ambisco a battere me stesso prima di tutto.

 

A. Comai

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